La maggior parte delle Banche del Tempo Italiane sono state create e si sono sviluppate durante lo scorso decennio sotto la spinta della ricerca, da parte soprattutto delle donne, di risposte di segno positivo (nel senso di allargamento della sfera di libertà e miglioramento della qualità di vita) alle aumentate esigenze di flessibilità, che sempre di più contrassegnano l'organizzazione economica e sociale.
La tendenza prevalente è stata quella di subire la flessibilità, adattando le esigenze delle persone a quelle della produzione economica, ma le donne in particolare si sono poste come soggetto critico, rivendicando una flessibilità declinata come una vera autogestione dei tempi di vita.
Non stupisce il fatto che di questa esigenza generale si siano fatte portatrici in primo luogo le donne. I loro tempi infatti sono generalmente più affannosi di quelli degli uomini, per il doppio carico di lavoro, dentro e fuori casa. Per di più in molti casi lo scorrere della loro vita è segnato da fratture tra gli anni della formazione, una parentesi di lavoro per il mercato, l'abbandono del lavoro retribuito per occuparsi dei compiti connessi al matrimonio e alla maternità e lo svuotarsi di questa funzione quando i figli sono cresciuti. A quel punto è molto difficile rientrare nel mercato del lavoro ed è invece è facile cadere in crisi di depressione, alimentate dalla sensazione di essere ormai inutili e prive di prospettive. Quasi tutte le donne poi avvertono un forte bisogno di avere "tempo per sé", per coltivare relazioni d'amicizia, leggere, imparare cose nuove, mettere a frutto capacità e vocazioni spesso sacrificate nella routine quotidiana.
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